244 Allergie con un solo prelievo? Ora si può!
Le Allergie: un Problema Globale
Le ultime decadi hanno visto un marcato incremento delle allergie in tutti i paesi del mondo, raggiungendo quasi la prevalenza del 50% in alcuni di questi nell’ultima generazione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera l’allergia una patologia non trasmissibile fuori controllo. Tra le tante forme di allergia quelle determinate dalla produzione di IgE vero composti altrimenti innocui sono le più comuni. Queste forme sono in grado di causare malattie come l’asma, la rinite, l’orticaria, l’anafilassi, l’eczema e la congiuntivite.
FABER test è il più attuale e completo strumento diagnostico oggi disponibile per la diagnosi di allergia.
Nasce dalle conoscenze più avanzate nel campo della nanotecnologia per il dosaggio delle IgE specifiche e utilizza allergeni molecolari ed estratti allergenici.
- acari e altri artropodi e insetti
- polline di erbe (artemisia, parietaria, ambrosia, plantago etc.)
- polline di graminacee
- polline di alberi (cipresso, olivo, platano, nocciolo, betulla, ontano, etc)
- epiteli di animali (cane, gatto, cavallo, topo)
- muffe e lieviti (Alternaria, Aspergillus, Penicillium, Candida, Tricophyton)
- alimenti animali (latte, uovo, pesce, crostacei, carni, molluschi etc)
- alimenti vegetali (grano, mais, pesca, mela, kiwi, soia, arachidi, noce, nocciola, pomodoro, fragola, legumi etc)
- veleni d’insetti pungitori (api e vespe)
- Latex
FABER test può essere eseguito a qualunque età, dai neonati alle persone anziane.
È necessario il prelievo di una piccola quantità di sangue, senza necessità di digiunare o sospendere farmaci, anche quelli dell’allergia. Contrariamente ai test cutanei, si può eseguire anche in presenza di dermatiti diffuse (es. orticaria, eczema).
Perché il FABER test per l’allergia?
FABER test è l’ultima generazione dei test diagnostici in nanotecnologia.
FABER test è indicato per lo screening e la diagnosi precoce, soprattutto nei soggetti con familiarità per malattie allergiche o in presenza di valori di IgE totali superiori alla norma. L’analisi del test è supportata dalle più moderne tecnologie informatiche e dall’esperienza degli allergologi molecolari del CAAM .
L’allergologo molecolare ha il compito di personalizzare l’interpretazione del singolo test sulla base del ruolo svolto dalle singole molecole intese come markers di rischio.
Dove farlo? Cosa fare?
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Ozonoterapia e Cura del Mal di Schiena
L’Ozono Terapia nella cura del mal di schiena
La miscela di ossigeno-ozono mostra diversi effetti nella patologia degenerativa del rachide.
Innanzitutto determina una riduzione volumetrica del disco intersomatico.
Questo effetto sui dischi intersomatici è stato dimostrato sperimentalmente nel coniglio e nell’uomo; si è potuto infatti evidenziare istopatologicamente che i dischi intersomatici trattati con ossigeno-ozono mostrano disidratazione della matrice fibrillare del nucleo polposo, la formazione di vacuoli, e la frammentazione del collagene.
Dal punto di vista chimico questo si spiega in quanto l’ozono (O3) è una forma instabile dell’ossigeno che tende a reagire con i proteoglicani del nucleo polposo del disco intersomatico determinando la perdita di acqua dello stesso e quindi la sua disidratazione, questo porta ad una riduzione volumetrica del disco e quindi alla riduzione diretta della compressione sulla radice.
Inoltre la riduzione del volume del disco determina a sua volta una riduzione dell’edema della radice compressa dalla protrusione/ernia discale, e della stasi venosa e arresta il processo di demielinizzazione.
Il secondo effetto della miscela di ossigeno-ozono è quello analgesico e antinfiammatorio.
L’ozono infatti, inibisce la sintesi e il rilascio di prostaglandine , bradichinina e varie molecole algogeniche. Inoltre l’ozono aumenta il rilascio di antagonisti delle citochine proinfiammatorie.
Questo secondo effetto determina chimicamente una riduzione della patologia infiammatoria radicolare. L’ effetto chimico sulla patologia infiammatoria radicolare può anche spiegare l’efficacia clinica delle infiltrazioni intraforaminale O2 -O3.
L’efficacia riferita della procedura è promettente, con successo clinico nel 70 % -80 % dei pazienti. Infine moltissimi studi concordano nell’affermare che l’iniezione combinata di uno steroide e un anestetico locale oltre alla miscela gassosa O2 – O3 è più efficace dell’iniezione della sola miscela O2 – O3.
L’esecuzione della Procedura sotto guida TC permette una precisione millimetrica e consente di iniettare la miscela di Ozono, Acido Ialuronico e sostanze anti-infiammatorie direttamente all’interno del disco intervertebrale senza nessun rischio di danno.
Dal 2005 ad oggi abbiamo realizzato oltre 28.000 procedure con Zero effetti collaterali, rischi di infezioni e problemi, dal momento che tutte el sostanze utilizzate sono completamente naturali, che l’ozono è un importante sterilizzatore e che la procedura viene comunque eseguita nella totale sterilità.
Per info e prenotazioni: 0661560852
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Intolleranza al Lattosio
Le intolleranze alimentari costituiscono un capitolo importante fra le patologie del tubo digerente e possono condizionare sintomatologie croniche e difficili da diagnosticare.
Un’intolleranza molto conosciuta e molto diffusa è rappresentata dall’intolleranza al lattosio, principale zucchero presente nel latte e nei sui derivati.
Quella al lattosio è la più comune delle intolleranze enzimatiche ed è determinata dall’assenza dell’enzima necessario per la metabolizzazione dell’alimento.
Questa intolleranza, infatti, si verifica in caso di deficienza dell’enzima lattasi in grado di scindere il lattosio (il principale zucchero del latte) in glucosio e galattosio in modo da renderli assorbibili dal nostro intestino.
Se non viene correttamente digerito, il lattosio che rimane nell’intestino viene fatto fermentare dalla flora batterica intestinale con conseguenti manifestazioni cliniche come coliche, crampi, meteorismo e diarrea.
L’intolleranza al Lattosio è una patologia molto comune nell’adulto e molto diffusa in Italia, soprattutto nelle regioni meridionali, e i suoi sintomi si manifestano con l’avanzare dell’età a partire dai 7 anni.
Nel caso di diagnosi di intolleranza al lattosio non è sempre necessario eliminare completamente i prodotti che lo contengono, grazie al fatto che può esserci una minima attività residua di enzima, che rende digeribili quantitativi limitati di lattosio. Può pertanto essere sufficiente ridurre semplicemente il consumo di prodotti contenenti lattosio o sostituirli con prodotti ad alta digeribilità, per non consumare del tutto la residua attività dell’enzima Lattasi.
La riserva residua di lattasi varia da persona a persona, determinando così il grado di intolleranza:
il test non indica una condizione patologica, ma permette di definire la predisposizione genetica all’intolleranza al lattosio e consente di correggere il proprio comportamento alimentare.
Oltre al Test genetico è possibile effettuare anche il Breath test, che se positivo, indica una intolleranza reale al lattosio.
Cosa vuole dire?
Significa che non si digerisce il Lattosio. esistono moltissimi casi in cui si ha produzione di enzima Lattasi, ma non si digerisce lo stesso per cause più varie, la principale delle quali è una infiammazione intestinale, che porta ad uccidere l’enzima prodotto. Si parla infatti di Intolleranza transitoria.
Ma allora quale Test Fare?
In realtà nella diagnosi di intolleranza al Lattosio si dovrebbero fare entrambe i test, a meno che, con il primo dei due, non si abbia una diagnosi certa di Negatività.
Solo i pazienti positivi ad uno dei test, dovrebbero approfondire se la positività è genetica o transitortia, perchè in base a questo, le Terapie cambiano e di molto.
Un corretto algoritmo
Un corretto algoritmo per l’analisi dell’intolleranza al Lattosio potrebbe essere questo:
1 )Esame Breath test.
Se negativo, STOP, il paziente digerisce il Lattosio e quindi ha l’enzima
Se positivo il paziente non digerisce il Lattosio: ma questa intolleranza è genetica o transitoria? Si farà quindi il test del DNA per conoscere se si produce l’enzima (quindi se si ha la mutazione che permette di continuare la digestione del Latte anche dopo lo svezzamento materno) oppure non lo si produce più. La percentuale in Italia si attesta quasi sul 50-50
2) Si fa il Test al DNA.
Se Positivo, STOP. Il paziente non produce l’enzima e quindi non digerisce il Lattosio
Se negativo bisognerebbe verificare se non si ha una intolleranza al Lattosio transitorio (in questo aiutati dalla sintomatologia: se non si hanno sintomi, non c’è bisogno di eseguire ulteriori test).
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Litoclasia (o ablazione) di calcificazioni di spalla
Calcificazioni di spalla: come sconfiggere il Dolore in pochi minuti
Hanno una componente congenita, genetica, ed una componente degenerativa (Artrosica) che si manifesta con sintomatologia dolorosa ricorrente che può durare mesi o anni, essere molto invalidante, riducendo la capacità di compiere molti atti quotidiani, movimenti delle spalle e delle braccia e portare ad una condizione di ridotta mobilità.
A volte il dolore si manifesta in modo molto acuto con una condizione estremamente invalidante che solitamente conduce il paziente ad approfondirne l’origine ed a scoprire calcificazioni insospettate. L’approccio terapeutico reumatologico ed ortopedico tradizionale si basa sull’utilizzo di farmaci antinfiammatori (FANS), delle infiltrazioni locali, della fisioterapia (Laser, Ultrasuoni, etc..), delle onde d’urto e talora del trattamento chirurgico artroscopico
Il trattamento percutaneo ecoguidato delle calcificazioni dei tendini della spalla , (maggiormente nel sovraspinoso, ma talvolta nel tendine sottoscapolare, dove possono raggiungere anche discrete dimensioni) è una metodica innovativa (eseguita in anestesia locale, anch’essa eseguita sotto guida ecografia) e rappresenta una procedura terapeutica alternativa all’intervento chirurgico tradizionale.
La metodica garantisce ottimi risultati a confronto del grande vantaggio legato alla totale non invasività rispetto ad operazioni artroscopiche, portando alla drastica riduzione/risoluzione del dolore e ad un miglioramento della funzione.
L’Ablazione Percutanea ECO Guidata è una procedura terapeutica innovativa nella pratica clinica.
L’intervento ambulatoriale dura circa 45 minuti e permette la rimozione di gran parte delle calcificazioni in modo non invasivo, con un intervento non doloroso, in anestesia locale.
Le abituali attività quotidiane potranno essere riprese dopo pochi giorni. I risultati della metodica sono soddisfacenti in circa il 90% dei casi e priva di significativi rischi o complicanze.
Il medico Radiologo mediante l’ecografia e la radiografia della spalla valuta l’aspetto, la tipologia e la localizzazione delle calcificazioni per un corretto inquadramento del problema, nonché per pianificare le modalità del trattamento percutaneo ecoguidato.
Sotto continuo controllo ecografico, si posizionano due aghi all’interno della calcificazione e si eseguono numerosi “lavaggi” con soluzione fisiologica a 36° che permette la distruzione della calcificazione in piccoli frammenti calcifici; infine, l’iniezione mirata di un antinfiammatorio favorisce il processo di recupero.
A termine del trattamento il paziente rimane circa 35 minuti in osservazione nella sala d’attesa con una borsa di ghiaccio sulla spalla. Nei giorni successivi dovrà riposare l’arto e, una volta eseguiti i controlli clinici e radiografici, potrà tornare alle abituali attività. E’ raccomandato sottoporsi nelle settimane successive a sedute di fisioterapia specifica. A distanza di un mese, un’ecografia permetterà di controllare il processo di guarigione.
Per la tua prestazione chiamaci allo 0661560852!
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Test di Predisposizione alla Malattia Celiaca
Predisposizione genetica alla Celiachia
Il test genetico di predisposizione alla celiachia è contemplato dalle linee guida del Ministero della Salute in rapporto al suo elevato potere predittivo negativo e il referto è redatto secondo le indicazioni dell’Associazione Italiana Celiachia: il tuo medico potrà aiutarti ad interpretare i risultati e ad intraprendere il percorso diagnostico più adatto.
Come si effettua il test?
Il DNA viene raccolto con un bastoncino di ovatta passato nella bocca: un modo molto semplice, sicuro e non invasivo
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Celiachia e Test del DNA
La celiachia, nota anche come intolleranza al glutine, è una delle malattie genetiche a maggior rilevanza epidemiologica ed impatto sociale: in Italia la sua prevalenza è stata stimata intorno a 1:180.
Il quadro clinico della celiaca è molto eterogeneo e va da forme asintomatiche a quelle classiche con lesioni intestinali responsabili di malassorbimento di molti nutrienti.
Eliminando dalla dieta frumento, orzo, segale e derivati, le condizioni cliniche migliorano significativamente (tranne i casi di celiachia refrattaria).
La diagnosi
La determinazione sierica degli anticorpi anti-gliadina (AGA), anti-endomisio (EMA) e anti-transglutaminasi tissutale (tTG-IgA) può dare indicazioni ad effettuare il test diagnostico “gold standard” che consiste nell’esecuzione di una biopsia dell’intestino tenue durante la Gastroscopia.
La malattia celiaca è una patologia a forte predisposizione genetica ed è strettamente associata alla presenza dell’aplotipo HLA-DQ2 e/o DQ8
Il test genetico
Il test verifica la presenza o assenza degli aplotipi DQ2 e/o DQ8, presenti in oltre il 99% dei celiaci. Va tuttavia ricordato che un 25-30% della popolazione, pur possedendo questi aplotipi predisponenti, non svilupperà mai la malattia.
Il test di Screening con anticorpi anti-Transglutaminasi
Nel nostro centro è possibile effettuare anche il test su sangue capillare per la rilevazione degli anticorpi Anti-Transglutaminasi di Classi IgA, IgM ed IgG. Questi anticorpi, infatti, sono presenti nella popolazione con malattia Celiaca.
Indicazioni al test genetico
Il test genetico ha un forte valore predittivo negativo , in quanto in assenza degli aplotipi suddetti, la celiachia è estremamente rara.
Il test riveste un ruolo importante nei familiari di primo grado dei pazienti celiaci per escludere i soggetti a rischio. Inoltre il test è utile quando i risultati istologici e sierologici risultano ambigui o discordanti, o quando è impossibile effettuare la biopsia duodenale. O in caso di sintomatologia nei pazienti che non si vogliono o possono sottoporre a Gastroscopia
Come si svolge il Test Genetico
Mai un test fu più semplice: qui non serve sangue, non serve un esame invasivo. Basta un piccolo prelievo di saliva effettuato dai nostri operatori medici per la lettura del DNA con sistema PCR-Real Time.
Zero dolore, zero fastidio, nessuna preparazione nei giorni precedenti l’esame.
Come si Svolge il Test su sangue
Semplicemente con un prelievo di 2 gocce di sangue da un dito: in 10 minuti potremo conoscere se sono presenti gli anticorpi anti-Transglutaminasi, che ci forniscono il sospetto di Celiachia “silente” in mancanza di altri elementi sintomatologici (Dimagrimento, Dolore, Gonfiore etc)
Se vuoi sapere se hai una predisposizione genetica, chiamaci allo 0661560852 e prenota il tuo test
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La prevenzione delle Donne con il PAP Test
La Prevenzione dei Tumori del collo dell’Utero con il Pap-Test
Per il tuo esame prenota allo 0661560852!
Di che cosa si tratta?
Il Pap test è un test di screening, che si effettua cioè anche in donne sane, senza alcun segno di possibile malattia, per individuare precocemente tumori del collo dell’utero o alterazioni che col passare degli anni potrebbero diventarlo.
La sua introduzione ha contribuito significativamente alla riduzione della mortalità per tumore del collo dell’utero (anche detto della cervice uterina) per cui andrebbe eseguito regolarmente, ogni tre anni, da tutte le donne dopo l’inizio dell’attività sessuale o comunque a partire dai 25 anni di età.
L’esame si effettua nel corso di una normale visita ginecologica, durante la quale si applica lo speculum, uno speciale strumento che dilata leggermente l’apertura vaginale in modo da favorire il prelievo. L’operatore inserisce poi delicatamente una speciale spatola e un bastoncino cotonato che servono a raccogliere piccole quantità di muco rispettivamente dal collo dell’utero e dal canale cervicale. Su questo campione, in laboratorio, si cercheranno le cellule esfoliate dal tessuto, perché siano esaminate con appositi metodi di colorazione e un approfondito esame computerizzato.
È un esame che possono fare tutti?
Il Pap test andrebbe eseguito regolarmente, ogni tre anni, da tutte le donne dopo l’inizio dell’attività sessuale o comunque a partire dai 25 anni di età.
La gravidanza, invece, non rappresenta una controindicazione all’indagine, anche se è bene informare chi esegue l’esame della propria condizione.
Anche le donne in menopausa devono continuare a sottoporsi all’esame, almeno fino ai 65 anni di età, anche se non hanno più rapporti sessuali.
Le donne vergini, che non hanno mai avuto rapporti sessuali completi, possono comunque provare a eseguire l’esame. Il medico o l’ostetrica, opportunamente informati, utilizzeranno uno strumento apposito per dilatare l’apertura della vagina. A seconda delle caratteristiche anatomiche della donna, in questi casi potrebbe però essere difficile riuscire a prelevare dal collo dell’utero il campione di muco da esaminare. Il risultato quindi può non essere altrettanto affidabile.
Nonostante queste difficoltà, le donne adulte dovrebbero comunque sottoporsi all’indagine perché, sebbene il rischio di cancro al collo dell’utero sia molto basso in una donna vergine, esistono rare forme che si sviluppano indipendentemente dall’infezione da papilloma virus (HPV) trasmessa da un partner.
Occorre anche chiarire che, mentre è vero che i tumori della cervice uterina dipendono nella quasi totalità dei casi dall’infezione virale, la maggior parte delle infezioni da HPV invece si risolvono spontaneamente e, anche quando ciò non accade, non daranno necessariamente origine a un cancro.
È altrettanto importante sapere che la vaccinazione contro l’infezione da HPV non esonera dall’esecuzione dell’esame. La protezione infatti non assicura una copertura totale e si rivolge solo ai viruspiù diffusi, ma non ad a tutti i tipi di virus.
I risultati potrebbero venire alterati anche dai rapporti sessuali, da cui sarebbe meglio astenersi nei due giorni precedenti all’esame.
L’esame è doloroso o provoca altri tipi di disagio?
L’esecuzione di un Pap test non è dolorosa, anche se per alcune può essere più fastidioso che per altre, in relazione alla sensibilità individuale e alla delicatezza di chi lo esegue. Cercando di rilassarsi e facendo respiri lenti e profondi si può ulteriormente ridurre il lieve disagio legato all’introduzione del dilatatore e al successivo prelievo. Dopo l’esame non si dovrebbe avvertire alcun disturbo. Nei giorni successivi all’indagine si possono verificare alcune piccole perdite di sangue: in caso di dubbio, comunque, è sempre meglio rivolgersi al medico.
L’esame comporta dei rischi immediati?
L’esecuzione del Pap test non comporta nessun rischio. Solo in caso di allergia al lattice è bene avvisare l’operatore, che si comporterà di conseguenza nella scelta dei guanti.
Posso riprendere subito la mia vita normale o devo avere particolari accortezze?
Dopo l’esecuzione del Pap test si può riprendere subito la propria vita normale, senza nessun tipo di limitazione, anche in termini di igiene e attività sessuale.
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Colonscopia VS Colonscopia Virtuale
Vantaggi e Svantaggi della Colonscopia tradizionale rispetto alla Colonscopia Virtuale
Se fosse l’efficacia diagnostica l’unico parametro da considerare nell’adozione di un esame all’interno di un percorso di screening, la colonscopia sarebbe il test ideale nella diagnosi precoce del tumore del colon-retto: consente di rilevare quasi la totalità dei polipi ed eventualmente di rimuoverli. Inoltre è pratica perché può essere effettuata una volta sola nella vita.
Tuttavia non è così.
La scelta di un’indagine da impiegare in un contesto di screening è sempre il frutto della valutazione del rapporto tra benefici e costi. E se la Colonscopia ha altissimi benefici, altrettanto alti sono i costi, sia per il paziente, sia per il servizio sanitario.
Innanzitutto, a causa della sua invasività, la colonscopia è un test difficilmente accettabile da una popolazione fino a prova contraria sana: comporta disagi legati alla sua preparazione e alle modalità di esecuzione. Inoltre, seppur rari e per lo più ridotti, non è esente da rischi.
Infine, il tempo di esecuzione del test (e di conseguenza il numero di specialisti da dedicare) lo rendono un esame costoso dal punto di vista economico. Per tutte queste ragioni, a oggi, la Colonscopia non è impiegata all’interno di programmi organizzati di screening.
Tuttavia, si sta esplorando la possibilità dell’impiego della colonscopia virtuale, vale a dire una TC in grado di fornire una visualizzazione tridimensionale della parete interna dell’intestino.
La colonscopia virtuale promette dei vantaggi sia rispetto al test del sangue occulto nelle feci, dal momento che è molto più accurata e consentirebbe di anticipare la diagnosi, sia rispetto a colonscopia e rettoscopia: è infatti meno invasiva e quindi potrebbe essere meglio accettata dalla popolazione.
Tuttavia, la reale efficacia dell’esame è ancora poco conosciuta (per esempio non è chiara la sua capacità di rilevare i polipi più piccoli) e non manca di limiti: la colonscopia virtuale, a differenza di quella tradizionale, utilizza radiazioni ionizzanti e una volta identificato un polipo non consente di eliminarlo. Per farlo è necessario ricorrere all’esame tradizionale con un aumento dei disagi per l’utente (che si sottopone a una doppia preparazione) e di costi.
Per fugare questi dubbi sono attualmente in corso diversi studi i cui risultati sono attesi nei prossimi anni.
Nel nostro centro puoi fare tutti gli esami di Screening e Diagnostici per la prevenzione del Colon:
– Sangue Occulto nelle Feci
– Calprotectina Fecale (Marcatore di Infiammazione Intestinale)
– Colonscopia Ottica Tradizionale
– Colonscopia Virtuale
Chiamaci allo 0661560852
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Sangue Occulto nelle Feci
Screening del Colon con il sangue Occulto
In questo articolo riportiamo le linee guida dell’AIRC per lo screening del tumore del Colon con l’esame del sangue occulto nelle feci.
L’ esame del sangue occulto nelle feci consiste nella ricerca, compiuta attraverso metodologie diverse, di tracce di sangue non visibili a occhio nudo in un piccolo campione di feci. Queste tracce possono essere dovute al sanguinamento di un polipo.
In media, per ogni 100 persone che fanno l’esame, cinque risultano positive. Non tutte, però, avranno polipi: le tracce di sangue possono essere dovute per esempio a emorroidi o a piccole lesioni dovute alla stitichezza. Inoltre l’esame non sempre è in grado di rilevare la presenza di un polipo: può infatti capitare che un polipo o una lesione tumorale siano presenti ma non sanguinino il giorno dell’esame. Per questo è importante ripetere lo screening alla periodicità consigliata.
Nonostante i limiti, la ricerca del sangue occulto nelle feci è un ottimo esame di screening. Le tecniche di analisi più recenti, inoltre, hanno consentito di migliorarne ulteriormente l’efficacia e di ridurre i disagi per il paziente. Oltre ad avere una maggiore capacità diagnostica, infatti, i nuovi test consentono di raccogliere un unico campione di feci (e non tre, come avveniva fino a qualche anno fa), senza la necessità di osservare restrizioni alimentari.
Chi lo deve fare e quando?
La ricerca del sangue occulto nelle feci (in sigla SOF) viene consigliata dal Ministero della Salute ogni due anni nelle persone tra i 50 e i 69 anni.
Che cosa succede se è positivo?
Se questo esame rileva la presenza di sangue occulto, il protocollo degli screening invita a sottoporsi a una colonscopia.
Questo esame, che consiste nella visualizzazione dell’intestino tramite un sottile tubo dotato di telecamera, è in grado di confermare o escludere la presenza di polipi. Nel primo caso, consente di rimuoverli nella stessa seduta.
Solitamente la valutazione del sangue Occulto si effettua su 3 campioni di feci prelevate in 3 giorni differenti per aumentare la sensibilità della metodica.
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La Carbossiterapia
Carbossiterapia
Eliminare la cellulite al naturale e davvero!
La carbossiterapia è un trattamento che impiega anidride carbonica somministrata per via cutanea e sottocutanea.
Si origina dalla medicina termale e l’applicazione inizia intorno agli anni 30 in Francia.
La terapia deve essere eseguita solo da personale medico specializzato che prima di sottoporre il paziente al trattamento deve verificare il suo stato salute affinché sia compatibile con la terapia. L’analisi clinica del danno locale serve a individuare il tipo di patologia del paziente anche per verificarne le sue cause e stabilire se effettivamente la carbossiterapia possa avere un effetto benefico o meno
Tecniche ed esecuzione della carbossiterapia
Concretamente il trattamento prevede la presenza di un’apparecchiatura che genera anidride carbonica allo stato gassoso, iniettata attraverso un ago collegato al tubo del macchinario.
L’erogazione avviene in maniera controllata, e il trattamento prevede la sostituzione dell’ago per ogni paziente per garantire una maggiore pulizia. L’apparecchiatura usata per il trattamento della carbossiterapia devono essere sicure ancor meglio se è presente anche la certificazione del ministero della sanità.
L’Anidride Carbonica ha un effetto vasodilatante, contribuendo al ripristino della corretta microcircolazione locale, contribuendo alla eliminazione della cellulite, ed un effetto rassodante, seguente al primo.
Campi di applicazione
Il nostro corpo produce naturalmente anidride carbonica quindi non si corrono rischi, si tratta dunque di un sistema atossico e non pericoloso.
La carbossiterapia è consigliata in angiologia, medicina estetica e ortopedia, è indicata ai pazienti che soffrono di gambe gonfie perché si riaprono i capillari chiusi e si agisce sulla microcircolazione, riduce il grasso accumulato ed effettua un’ossigenazione del tessuto, lasciando la pelle più elastica, quindi si riducono le adiposità localizzate, è indicata anche per il trattamento della cellulite in quanto migliora il flusso sanguigno e la pelle a buccia d’arancia appare levigata
Il trattamento è consigliato ai pazienti che soffrono del fenomeno di Reynaud, alopecia, ulcere cutanee, cellulite, psoriasi.
La biostimolazione da carbossiterapia è indicata per le rughe labiali, le zampe di gallina e per dare tono al collo e al decolté. In quest’ultimo caso si affronta un trattamento mirato per le zone che hanno perso tonicità e di conseguenza l’ovale del viso non appare più simmetrico e perfetto.
Frequenza delle sedute
Secondo la differente patologia sono indispensabili un numero minimo di sedute, ciascuna dura quindici minuti, la terapia può essere ripetuta anche durante l’anno. Quando si tratta di un problema estetico si consiglia di eseguire il trattamento almeno una volta a settimana associando anche altri trattamenti come il linfodrenaggio.
Controindicazioni
Esistono delle controindicazioni per i pazienti che soffrono di : insufficienza renale grave, trombosi arteriose, che stanno seguendo delle cure con inibitori dell’anidride carbonica, tachiaritmie cardiache, pregresso d’ictus, gravidanza, tromboflebiti, anemia grave, per questa ragione prima di sottoporsi al trattamento il medico dovrà valutare il corretto stato di salute del paziente.
Costi
I costi sono di circa 80 euro a seduta, costo che può variare secondo l’asociazione con la pressoterapia che ne moltiplica gli effetti positivi dimagranti e snellenti. Il numero di sedute sarà stabilito dal medico in base alla patologia. Il trattamento se eseguito con costanza offre buoni risultati non solo in campo estetico ma anche in angiologia.
Per il campo estetico occorre sottolineare che assieme al trattamento di carbossiterapia occorre sempre seguire un’alimentazione sana e varia, fare del movimento quotidianamente, e mantenere un corretto stile di vita.
La prima seduta, con la nostra Dottoressa Maria Chiara Fioriti servirà per spiegarti gli effetti, per valutare il numero di sedute e per darti un idea del trattamento da effettuare
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